MIlano, Stadio di San Siro , 3 e 4 Luglio 2017.

Ebbene sì, sono stata ad entrambe le date milanesi dei Coldplay. Ebbene sì, ho fatto benissimo.

Prima di tutto voglio evidenziare l’efficienza della macchina organizzativa controlli. Nessuna coda inutile, tutti sono stati controllati, tutti hanno avuto tutte le informazioni necessarie da mille canali diversi. Quindi sì, forse siamo sulla strada giusta. Questo nonostante i due concerti siano nati sotto il segno del “secondary ticketing”, un bruttissimo segno, a dirla tutta. Non che la presenza fastidiosissima dei bagarini davanti alla biglietteria i giorni dei due live sia un segno migliore, sia chiaro. Ma questo è un argomento molto complesso di cui nn voglio parlare in questo frangente.

Raccontare un concerto come quello visto in queste due serate non è facile. Intanto va detto che il Tour è partito un anno e mezzo fa, sulla falsa riga, a livello di spettacolo, del tour mondiale precedente. Questo significa che la macchia “Coldplay Live Tour” è super rodatissima e non c’è spazio per imperfezioni o errori.

Un palco sconfinato, con 3 maxischermi, una passerella che si allunga per decine di metri nel parterre. Un altro palco più piccolo a parte, distante dal principale. Una regia luci impressionante, coriandoli di tutti i colori, palloncini, fuochi d’artificio, non mancava niente. E poi i celeberrimi braccialetti radiocomandati che tutti gli spettatori hanno ricevuto per essere indossati e che si illuminano a tempo di musica. Un elemento semplice, un’idea quasi banale, ma efficace come poche per rendere inclusivo questo spettacolo. Tutti gli spettatori sono parte della coreografia. Da vedere, perché il raccontarlo o il guardarlo da un video non potrà mai rendere l’idea del flusso emotivo che questo elemento crea.

Sulla scia di queste componenti la band entra sul palco e intrattiene per 2 ore tutto lo stadio. Come un pifferaio magico Chris Martin trascina tutti, fa cantare, saltare, gridare, tacere…ogni suo desiderio è un ordine. Riesce anche a far sospende l’uso dei cellulari durante l’esecuzione dib ”Charlie Brown”. Ed ha ragione lui, vivere l’emozione collettiva è meglio.

Nelle due serate c’è stato spazio per far salire sul paco a cantare anche i figli Chris Martin, di far suonare l’armonica ad un bimbo sulle note di DON’T PANIC, di risuonare TRUBLE come di regalare l’anteprima del nuovo pezzo che sarà ricompreso nell’EP in uscita fra qualche giorno. Bandiera dell’Italia penzolante dalla tasca, e via con VIVA LA VIDA o PARADISE. Uno stadio che canta all’unisono, che si illumina come se fosse un solo cuore pulsante non è raccontabile.

Non mancano ovviamente gli ammiccamenti del buon Chris, ma li fa talmente bene che le cose carine che dice hanno un buon sapore di sincerità. Sarà che negli anni l’ho sempre visto uguale questo suo atteggiamento che mi viene da credergli quando ringrazia così accoratamente. A valle di queste due serate mi sono chiesta se ci si possa abituare ad un flusso emozionale come quello che riescono a produrre i Coldplay durante i loro concerti. E mi sono anche chiesta quanta energia fisica serva per poter affrontare centinaia di serate come quelle che ho visto a Milano. La mia ammirazione è quindi totale per questa band.

Conclusione: un concerto dei Coldplay nella vita va visto. Fidatevi di me.

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