Monza, IDays Festival, 17 giugno 2017.

Un programma impegnativo quest’anno per IDays. Nomi che hanno richiamato l’attenzione di centinaia di migliaia di persone. Le mie “sirene” verso il Festival di Monza sono stati i Linkin Park. Aspettavo di vederli da tantissimo tempo e non mi sono lasciata sfuggire la ghiotta occasione.

Ma, per andare con ordine, prima occorre dire qualcosa di più su questo Festival, in particolare sull’organizzazione. Siamo parlando di una 4 giorni molto importante che ha scelto il Parco di Monza come location. Il che non sarebbe così sbagliato, se non fosse che questo costringe di fatto gli spettatori a parcheggiare a caro prezzo in zone non esattamente adiacenti al Parco stesso, per poi arrivare con regolare navetta. Se te lo puoi permettere, il che nn è scontato visto i prezzi applicati, tutto bene. In alternativa, affrontando qualche ODISSEA in più, si poteva utilizzare il treno sino a Monza per poi prendere una navetta. Ma fino a dove portavano gli avventori queste navette? Dentro il Parco, ovviamente. Questo però non è bastato a far risparmiare agli avventori una comoda passeggiata di più di un’ora e mezza per poter arrivare nell’area del concerto. Ovviamente solo dopo aver fatto le opportune code per controlli di sicurezza.

L’area adibita ai concerti è un’enorme spianata. Stracolma di persone che cercavano disperatamente scampoli d’ombra. Qualche albero che circonda la zona c’è, per fortuna. E anche qualche punto Bar. Per acquistare generi di conforto (sconsigliato portarli da casa per ragioni di sicurezza…), l’Organizzazione ha deciso che nn si potevano utilizzare contanti. Probabilmente per agevolare la questione “resti” che rallentava la gestione degli stand. E come pagare allora? Con i così detti TOKEN. Bella invenzione. CI sono stati però dei problemi. Il primo era che comunque dovevi fare la fila per comprarli, ovviamente. Il secondo che erano venduti in blocchetti da 15 euro (10 mezzi Token da 1,50eur). Il terzo che non erano rimborsabili. Quindi, per farla breve, si è stati di fatto costretti a spendere all’interno dell’area almeno altri 15 euro. Il quarto era che ai punti Bar, per riuscire a farsi servire, è stata indetta una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Nessuna gestione ordinata delle persone in coda, tutte ammassate, nessuna gestione dell’uscita di chi è stato già servito. Persone in questa calca sono svenute, ma era il minimo. Morale: due ore d’orologio per poterne venire a capo. E ritrovarsi costretti a bere CocaCola, perché l’acqua era finita oramai. Sui prezzi applicati, poi, non entro neanche nel merito. Ma, colpo di genio, viste le file estenuanti, qualcuno ha deciso di far girare tra il pubblico venditori di bibite autorizzati. Un solo problema: non accettavano i TOKEN e raddoppiavano il prezzo rispetto ai punti Bar. Direi che qualche problemino di gestione c’è stato.

I cassonetti rigurgitavano rifiuti perché nessuno li svuotava durante l’arco della giornata e l’area, in breve, è diventata un tappeto di bottiglie di plastica e affini. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un evento che ha attirato centinaia di migliaia di persone. Era veramente inimmaginabile, ragionandoci su un attimo, gestirlo diversamente? Secondo m no. Una cosa che funzionava però c’era: i bagni. Erano tanti e abbastanza puliti da poterli utilizzare, senza fare code. Apprezzabile, in una giornata impegnativa.

Tutto ciò premesso, il programma della giornata prevedeva LINKIN PARK, BLINK-182, SUM 41, NOTHING BUT THIEVES, SICK TAMBURO, LINOLEUM, in ordine inverso di apparizione. Molto rock. Quando sono arrivata stavano suonando i NOTHING BUT THIEVES, che, ammetto, non conoscevo. Devo dire che mi sono abbastanza piaciuti. Per i SUM 41, invece, entusiasmo scarso. Mi aspettavo parecchio dai BLINK. Aspettavo, appunto. Colpa dell’audio, ammetto di difficile gestione in uno spazio aperto di tali dimensioni, la loro esibizione ha “suonato” malissimo. Troppo alta la voce e troppo bassa la musica. Netta la sensazione che fosse tutto slegato. Anche durate brani famosissimi del loro repertorio come "What's My Age Again?" oppure "All The Small Things"– memorabile il video in cui sbeffeggiavano i Backstreet Boys ai tempi d’oro…- non mi hanno conquistata affatto. Peccato.

Alla fine sono arrivati anche i Linkin. Loro si che mi hanno entusiasmata. Del resto in 20 anni di carriera non hanno sbagliato un colpo. Tutto suonava perfettamente, il che è stato solo un’aggravante per chi li ha preceduti su quel palco. Molto potenti, energici, bravi in tutto. Una cifra stilistica la loro che in molti hanno scopiazzato. Non certo con lo stesso risultato. Chester Bennington ha una voce invidiabile, dolce e rock. Ottima. Si lancia sul pubblico e canta in mezzo alla gente non risparmiandosi mai. Mike Shinoda fa qualsiasi cosa: suona chitarra e tastiere, canta, rappa (un maestro in questo), balla. Tutto quello che si può. Un grande. Tutto gira alla perfezione per loro. Una scaletta ben composta. Una regia luci, che probabilmente avrebbe avuto maggior impatto in uno spazio meno ampio e vuoto, ma comunque evidentemente di alto livello. Pubblico scatenato, superfluo dirlo. Eravamo lì per i Linkin e non siamo stati delusi. Il pubblico italiano li ha sicuramente inondati di energia positiva. Una seconda data me la farei senza esitazioni. Ma ieri era l’unica in Italia, e per chi c’era, è stata una grande occasione.

Carica di Linkenergy tutta la popolazione, in coda pacifica, ha lentamente svuotato il Parco di Monza. Pazientemente, a quel punto, abbiamo nuovamente atteso le navette che, numerose, ci hanno riportato alla base di partenza. Per fortuna la buona musica c’è ancora e rende sopportabile anche giornate come quella di ieri.

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